GALILEO GALILEI E IL MISTERO DELLA VERTEBRA SCOMPARSA

Mi capita spesso, quando cerco materiale per i miei tour tematici, di scovare per caso storie incredibili e ormai dimenticate.

Mentre preparavo il mio itinerario al cimitero monumentale di Vicenza, mi sono imbattuta in un curioso personaggio tumulato nel Famedio, la zona riservata ai cittadini illustri.

Si tratta del dottor Domenico Thiene, medico vicentino.

Mi piace raccontare storie dimenticate, ecco quella del nostro protagonista di oggi.

IL DOTTOR DOMENICO THIENE

il dottor Domenico Thiene

Per i vicentini il cognome Thiene è familiare e rimanda ad un’antica famiglia nobiliare che ha abbellito nei secoli il centro storico della città annoverando tra i suoi discendenti addirittura un santo: San Gaetano Thiene.

La nostra storia riguarda però il ramo dei Thiene del basso vicentino, che nel XIX non si poteva certo definire ricco.

Domenico Thiene nasce il 04 ottobre 1767 a Sossano in una famiglia ormai decaduta.

Dopo aver studiato al seminario di Vicenza, a 17 anni entra alla facoltà di medicina dell’università di Padova, guadagnando ben presto la stima dei suoi insegnanti.

Una volta completati gli studi, lavora all’ospedale degli Incurabili di Venezia specializzandosi nella cura delle malattie veneree ma, in seguito alla morte prematura dei due fratelli, decide di tornare nella nativa Sossano per assistere i nipoti rimasti orfani.

Nello stesso periodo, alcuni parenti gestivano la farmacia del paese, diventata famosa nel Veneto per aver messo a punto un impacco miracoloso contro la sciatica. Non è escluso che la ricetta sia stata realizzata dallo stesso Domenico.

Nel 1801 il dottor Thiene viene nominato medico delle carceri di Vicenza, allora ospitate nella zona della torre del Girone in piazza delle Erbe. La nomina arriva in seguito ad una pessima notizia: il collega che lo aveva preceduto, in servizio nel medesimo carcere, si era ammalato di tifo per assistere i carcerati durante un’epidemia.Lo stesso Domenico contrae la malattia ma, miracolosamente, riesce a guarire.

Si trattava di un periodo particolarmente duro per la nostra città, iniziato con l’epidemia di tifo portata dai soldati francesi nel 1806 e proseguita con la terribile carestia del 1817, durante la quale proprio Domenico ordina di distribuire al popolo razioni extra di cibo.

Finalmente, nel 1823 al dottor Thiene arrivano le prime manifestazioni di stima anche in ambito internazionale. Con la pubblicazione di un trattato sulle malattie veneree, il medico vicentino riceve fama e riconoscimenti.

LA VERTEBRA DI GALILEO GALILEI

Galileo Galilei, photo dal web

Ma cosa c’entra Galileo Galilei in tutto questo?

Il grande scienziato, morto nel 1642, fu inizialmente sepolto nella chiesa di S. Croce a Firenze.

Nel 1737 il suo corpo venne riesumato e trasferito nella tomba di famiglia dei Galilei all’interno della stessa chiesa.

Il notaio presente alla riesumazione annotò nei minimi dettagli come si svolse la macabra procedura e così sappiamo per certo che, quando fu aperta la tomba, il naturalista Giovanni Targioni Tozzetti estrasse senza esitazione un coltellino e sottrasse al cadavere tre dita della mano destra (pollice, indice e medio).

Alla riesumazione era presente anche il dottor Antonio Cocchi che, affascinato dall’idea di toccare con le proprie mani i resti di un uomo venerato come un santo, non resistette alla tentazione di… intascarsi la quinta vertebra lombare del povero Galileo.

Quinta vertebra lombare di Galileo Galilei

L’oggetto deve essere stato venerato come una reliquia in famiglia, dal momento che il dottor Cocchi lasciò in eredità la vertebra al figlio Raimondo.

Spesso però, le nuove generazioni non apprezzano le cose possedute dai genitori, e così Raimondo mise la vertebra sul mercato e la vendette al nobile veneto Angelo Querini.

Ecco quindi che la vertebra arrivò in Veneto, dove Querini donò il souvenir al suo istitutore domestico, l’abate e matematico vicentino Agostino Vivorio.

Indovinate chi era il medico personale di Vivorio?

Proprio lui, il nostro Domenico Thiene.

Il medico sossanese chiese varie volte di entrare in possesso della vertebra per donarla all’università di Padova, ottenendo sempre un netto rifiuto da parte dell’abate.

Ma un anno, grazie all’intercessione di Isabella Thiene e complice l’avanzata età del religioso, padre Vivorio decise di regalare l’agognata vertebra al suo medico di fiducia per… Natale.

Un po’ curiosa come idea regalo, non trovate?

Era il 25 dicembre 1820.

Come promesso, il dottor Thiene donò la vertebra all’università di Padova.

Dopo una vita dedicata con passione instancabile al proprio lavoro, il medico vicentino morì a 77 anni e, una volta celebrato il funerale solenne nella chiesa di S. Stefano a Vicenza, venne tumulato nel Famedio cittadino.

Non avendo moglie né figli, i suoi beni vennero divisi tra la pinacoteca di palazzo Chiericati e l’ospedale di Vicenza, presso il quale era stato primario.

Conoscevate questa storia? Non vi sembra bizzarra?

Aspetto i vostri commenti qui sotto…

 

 

Fonte: “Domenico Thiene: la biografia e le opere” di Franco Mattiello e Alberto Cogo. Noventa vicentina, editori veneti, 2016

8 Commenti. Nuovo commento

  • Che piacere riascoltarLa, grazie per tutte le informazioni che riceviamo. Io avrò il piacere di rivederLa a fine settembre a Verona, grazie.

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  • Emanuela Paola Castagna
    Giugno 9, 2019 11:30 am

    Commenti
    Ma è una storia stupenda, piena di nomi illustri! Incredibile pensare a cosa non hanno fatto al povero Galileo, in vita e in morte!

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  • ORFEA.ANTONELLO
    Novembre 19, 2019 1:56 pm

    grazie! molte volte l’unica cosa che mi consola del nostro cimitero, è girare e leggere i nomi e le date di tanti di exdi. E immaginarmi la loro vita da…La sua storia è interessantissima e mi piacerebbe conoscerne altre. Grazie

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    • Grazie mille, Orfea.
      Ci sono veramente storie interessanti che riguardano il nostro cimitero.
      Se Le interessa, il prossimo 24.11 ho in programma una visita guidata per svelarne alcune…

      Rispondi
  • Vettorello Maria
    Novembre 19, 2019 5:12 pm

    E’ una storia bella e curiosa

    Rispondi

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