Il primo vaccino della storia occidentale

Edward Jenner vaccina il proprio figlio contro il vaiolo (1796). Photo dal web
Edward Jenner vaccina il proprio figlio contro il vaiolo (1796). Photo dal web

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare del vaccino messo a punto dalla Pfizer per contrastare il COVID-19.

Ma quando nasce l’idea del vaccino e quale è stato il primo mai provato dall’uomo?

Se l’argomento vi interessa mettetevi comodi e prendetevi una manciata di minuti per leggere il mio articolo. 🙂

Le grandi epidemie della storia

Partiamo da un presupposto: gli uomini di un tempo erano molto più abituati di noi all’idea di dover morire giovani o di essere costretti a dire addio ai propri bambini in tenerissima età.

Addirittura, nelle classi sociali più elevate, si invitavano le giovani madri a non occuparsi direttamente dei propri figli neonati, perché la probabilità che non sopravvivessero nei primi anni di vita era altissima e si voleva tentare di proteggerle da un dolore così straziante.

Infatti, era facilissimo ammalarsi di vaiolo, tifo, peste o colera per non parlare di polmoniti o altre malattie di origine batterica oggi facilmente curabili con gli antibiotici.

Il vaiolo 

Il vaiolo è riconosciuto come una malattia antichissima, basti pensare che i paleopatologi hanno trovato tracce di vaiolo persino su alcune mummie egiziane risalenti al 1000 a.C.

In Cina fin dall’XI secolo si era tentato di prevenire la comparsa della malattia insufflando nelle narici polvere di crosta vaiolosa presa da pazienti nell’ultima fase della malattia. Anche in India i bramini strofinavano sulla pelle escoriata con pus vaioloso per ottenere una sorta di immunità alla malattia. Ben preso il virus si diffuse anche in Europa e assunse un carattere pandemico.

Dalla metà del XVII secolo, il vaiolo fu la malattia endemica a provocare il maggior numero di morti in Europa, un tasso che si aggirava intorno al 20% della popolazione.

Il contagio si verificava per inalazione di goccioline di saliva contaminate o per contatto diretto con persone infette.

Non solo.

I pochi che vi sopravvivevano erano condannati a portare per sempre il marchio della malattia: le conseguenze più comuni erano infatti mostruose cicatrici (specie sul volto), mentre in percentuale minore si registravano casi di cecità e deformità agli arti.

Le conseguenza e a lungo termine del vaiolo. Photo dal web
Le conseguenza e a lungo termine del vaiolo. Photo dal web

Pochi sanno che la sconfitta del virus si deve all’intuizione del dottor Jacopo Pilarino, medico veneziano inviato come console a Smirne.

Qui il dott. Pilarino ebbe modo di conoscere, già nel 1701, la tecnica della variolizzazione, ovvero il prelievo di pus vaioloso in soggetti non gravi e l’innesto dello stesso materiale infetto in persone sane con lo scopo di renderle immuni.

Emanuele Timoni, allievo del dott. Pilarino, praticò la variolizzazione come terapia al figlio di sei anni dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli, caduto malato durante il viaggio diplomatico con la famiglia.

Il bambino guarì e la mamma, lady Wortley Montau, introdusse la tecnica in Inghilterra. Infatti nel 1721, durante una terribile epidemia di vaiolo, la donna convinse l’intera famiglia reale britannica a vaccinarsi, non prima però di aver testato il vaccino su un gruppo di prigionieri convinti a fare da cavie dietro promessa della libertà.

Andò bene.

La sperimentazione riuscì e i prigionieri ottennero in un colpo solo l’immunità al virus e la tanto agognata libertà. Meglio di così!

Il vaccino viene dalle mucche

Vi siete mai chiesti da dove viene la parola vaccino?

Provate a considerare il termine non come un sostantivo ma nella sua funzione di aggettivo, ovvero ”relativo ad un bovino

La variolizzazione praticata dal dottor Pilarino, infatti, non era altro che l’antenata del vaccino, la cui etimologia deriva da variolae vaccinae, cioè vaiolo della mucca.

Ma cosa c’entrano le mucche?!?

Ufficialmente, la paternità del vaccino è attribuita all’inglese Edward Jenner, che venne a conoscenza del caso curato dal dott. Pilarino e decise di fare un esperimento analogo usando, questa volta, una pustola di vaiolo bovino.

Aveva notato, infatti, che le donne addette alla mungitura infettatesi con il vaiolo bovino non solo guarivano, ma risultavano immuni al vaiolo umano.

Avviso del 07 ottobre 1770 che invita i veneziani a vaccinarsi contro il vaiolo. Photo dal web
Avviso del 07 ottobre 1770 che invita i veneziani a vaccinarsi contro il vaiolo. Photo dal web

Ma se Jenner fece questa scoperta solo nel 1798, esiste la prova documentale che almeno 28 anni prima, nel 1770, a Venezia la popolazione era già invitata a vaccinarsi contro il vaiolo a spese dello Stato.

Del resto, l’istituzione della Magistratura dei Provveditori e Sopraprovveditori alla sanità veneziana, nata con lo scopo di prevenire il diffondersi delle epidemie, è la più antica d’Italia ed esiste dal lontano 1486.

La scomparsa del vaiolo

Alcuni di voi, probabilmente, portano ancora nella parte superiore del braccio sinistro due cerchietti, esito dell’innesto cutaneo tramite il quale venne somministrato il vaccino fino ai bambini nati nel 1976. Nel 1977, infatti, fu registrato l’ultimo caso in Somalia e nel 1979 il virus fu dichiarato definitivamente scomparso dalla faccia della Terra.

E’ bello pensare che in questa vicenda abbia avuto un ruolo importante proprio il dottor Pilarino, oggi ingiustamente dimenticato.

Vi è piaciuto l’articolo? Lasciate un commento qui sotto… 🙂

8 Commenti. Nuovo commento

  • Molto interessante, pure io sono una delle tante bambine che porta sul braccio destro l’innesto del vaccino contro il vaiolo. Grazie per questa spiegazione.

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  • Enrico Farinello
    Gennaio 1, 2021 11:03 am

    C’e’ da chiedersi perche’ mai in presenza di no vax sempre piu” numerosi la politica non dia queste informazioni alla popolazione . A ciascuno la propia risposta

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    • Ha ragione, Enrico. Se la popolazione conoscesse meglio la storia si auto- convincerebbe da sola e tanti dibattiti (tipo obbligatorietà/ non obbligatorietà) cesserebbero di esistere

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  • Grazie per l’informazione: ho sempre e solo saputo di Jenner, il cui merito sta nell’aver diffuso la tecnica

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  • Grazie Chiara per queste informazioni! È importante guardare indietro nella storia dei popoli per poter guardare avanti con speranza e, forse, riuscire a costruire un futuro più responsabile.

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    • Elise, secondo me la storia è fondamentale per costruire il nostro futuro e, magari, non incappare negli stessi errori…

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