La Tomba Brion di Carlo Scarpa ad Altivole

 

Uno dei simboli più usati da Carlo Scarpa: i due anelli che si intersecano. Tomba Brion, Altivole (TV)
Uno dei simboli più usati da Carlo Scarpa: i due anelli che si intersecano. Tomba Brion, Altivole (TV)

Chi mi conosce bene sa che sono un’amante dei cimiteri monumentali.

Lo so, molti mi prendono per pazza, ma trovo meraviglioso e toccante il modo in cui l’arte celebra la separazione tra la vita terrena e quella ultraterrena, tra chi se ne va e chi resta qui a rimpiangere i propri cari.

Vista questa mia (forse) insana passione, è normale che sia molto attratta dalla tomba Brion di Carlo Scarpa, capolavoro architettonico e autentico inno all’amore coniugale.

Oggi voglio darvi un elenco di buone ragioni per visitare quest’opera che, tra le altre cose, è una delle architetture del XX secolo più visitate d’Italia.

Ma come? Uno dei monumenti architettonici del novecento più visitati d’Italia si trova in un cimitero?

Ebbene sì, continuate a leggere e vi spiegherò le ragioni del suo successo.

Come nasce il complesso monumentale Brion

Il monumento è dedicato a Giuseppe Brion (1909- 1968) che, pur essendo originario di S. Vito d’Altivole, nel trevigiano, dopo la seconda guerra mondiale si trasferì a Milano, dove fondò una fabbrica per la realizzazione di componenti elettrici per le radio. Le cose andarono bene, tanto che negli anni cinquanta nacque BrionVega, una società che divenne ben presto famosa nel mondo e che si specializzò con il tempo anche nella produzione di radio e televisori.

Uno dei prodotti più iconici della BrionVega: la Radio Cubo ts522. Foto da Wikipedia
Uno dei prodotti più iconici della BrionVega: la Radio Cubo ts522. Foto da Wikipedia

Qual era la caratteristica del marchio? Semplice. Brion volle puntare molto sull’aspetto estetico, quindi si avvalse della collaborazione dei più grandi designer dell’epoca per realizzare i suoi prodotti.

Nel frattempo l’imprenditore si sposò con Onorina Tomasin, dalla quale ebbe due figli.

Purtroppo, nel 1969 il patron della BrionVega morì improvvisamente all’età di 59 anni lasciando nel dolore Onorina, all’epoca 49enne.

Probabilmente Carlo Scarpa conosceva già la vedova, che lo chiamò per realizzare un monumento funebre in ricordo del marito.

La struttura della Tomba Brion

Pianta della Tomba Brion. Credit to BluOscar blogger
Pianta della Tomba Brion. Credit to BluOscar blogger

C’è una cosa che mi ha sempre colpito nel rapporto tra committente ed architetto. Quando Scarpa venne convocato da Onorina Tomasin, prima di accettare l’incarico le pose una domanda-chiave.

Aveva intenzione di risposarsi in futuro?

La vedova lo escluse categoricamente.

Scarpa accettò solo per questo motivo.

E’ chiaro infatti, che in caso contrario tutta la simbologia sull’amore coniugale non avrebbe più avuto senso. La forza del progetto sta nel dolore della vedova per la separazione imprevista e irreparabile dall’unico amore della sua vita.

Ma veniamo all’analisi dell’opera.

Premetto che in questo articolo darò solo degli spunti di lettura: il vero scopo di quanto scrivo è invitare le persone a visitare questo luogo così suggestivo, commovente e denso di significati simbolici.

L’opera si estende su una zona molto ampia, circa 2400 mq.

Tomba Brion, interno della Cappella. La porta passante richiama la lettera greca omega, che nella visione cristiana rimanda alla morte.
Tomba Brion, interno della Cappella. La porta passante richiama la lettera greca omega, che nella visione cristiana rimanda alla morte.

Si trova all’interno del cimitero di Altivole e accoglie il visitatore con uno dei simboli di Scarpa: i due anelli che si intersecano. Una sorta di firma, con la quale l’architetto veneziano sigla molti sei suoi lavori.

La circonferenza dei due anelli è marcata da tessere a mosaico di due colori: rosso (allusione al fuoco) per Lui e blu (allusione all’acqua) per Lei.

Uomo e Donna associati a due tra i principali elementi naturali. Inoltre, i due anelli possono essere percepiti come unità distinte che danno vita, con la loro unione, ad una nuova forma.

La presenza dell’acqua riveste un’importanza fondamentale nel monumento di Scarpa. Questo elemento primigenio unisce e divide allo stesso tempo, a seconda che ci muoviamo nello spazio consacrato alla vita o alla morte.

Esiste infatti un modo preciso di percorrere il monumento. Appena varcata la soglia, si è bombardati da simboli più o meno impliciti inseriti in un preciso percorso. La chiave della visita sta nell’entrare in sintonia con l’ambiente, porsi in ascolto e recepire la varietà di stimoli disseminati ovunque.

Se non riuscirete in questa operazione, vi perderete tutto il significato dell’opera scarpiana.

Finché morte non ci separi

I due sarcofagi con i corpi di Giuseppe Brion e Onorina Tomasin, fulcro della Tomba Brion progettata da Carlo Scarpa
I due sarcofagi con i corpi di Giuseppe Brion e Onorina Tomasin, fulcro della Tomba Brion progettata da Carlo Scarpa

Il fulcro del complesso è rappresentato dalle tombe dei due coniugi, i cui sarcofagi si avvicinano in un movimento eterno senza riuscire mai a toccarsi. Una chiara metafora della volontà tipicamente umana di avvicinarsi al proprio affetto anche dopo la morte in uno sforzo destinato a rivelarsi inutile.

Del resto, la stessa formula usata dal celebrante durante le nozze non  recita “finchè morte non vi separi?” Anche nell’ambito cristiano quindi, non è per niente scontato il ricongiungimento in una dimensione ultraterrena.

Il luogo di sepoltura della coppia ricorda un arcosolio paleocristiano. L’arco è diviso in senso longitudinale in due settori e nell’interstizio tra i due archi compare una striscia con piccole lastre in alabasto.

Tutto il progetto è ricco di suggestioni asiatiche che Scarpa trae dalla sua grande ammirazione per l’Oriente. Sembra che per la struttura a dentelli sia stato molto influenzato dalla scala del pozzo Chand Baori di Abhaneri nel Rajasthan, in India, mentre si ispira al Giappone e ai giardini Zen per creare uno spazio spirituale sospeso tra natura e metafisica curato in modo quasi maniacale in tutti i suoi dettagli.

Emblematico è, a questo proposito, la zona del Padiglione della Meditazione, alla quale si accede attraverso un ingegnoso sistema azionato da pulegge e porte scorrevoli trasparenti.

Molto suggestiva anche la vasca che circonda il padiglione e ricorda molto da vicino i giardini Zen tanto amati da Scarpa.

Vista del complesso Tomba Brion dal Padiglione della Meditazione. Si noti come ricorrano anche qui i due anelli intersecati.
Vista del complesso Tomba Brion dal Padiglione della Meditazione. Si noti come ricorrano anche qui i due anelli intersecati.

Dopo questa breve descrizione, il mio invito è di recarsi a visitare questo luogo di quiete e silenzio che racchiuse lo spirito (ma anche il corpo) di Carlo Scarpa.

A proposito, se state programmando una visita alla tomba Brion, assicuratevi di non commettere questi 3 errori:

  1. Visitare il monumento in maniera casuale, senza seguire la il percorso simbolico che sta alla base di tutto il progetto;
  2. Non documentarsi a dovere prima di partire. Carlo Scarpa va conosciuto e capito a monte, se visitate le sue opere senza comprendere la logica che le regge vi perderete gran parte del significato;
  3. Lasciarvi sfuggire la tomba di Carlo Scarpa. E’ in una posizione un po’ defilata, ma si trova sempre all’interno del complesso Brion. Ho conosciuto diverse persone che hanno lasciato il cimitero senza rendere omaggio al Maestro. Un vero peccato, non trovate?
Acquasantiera nella Cappella della tomba Brion. Anche qui torna il simbolismo di Carlo Scarpa legato ai due anelli che si intersecano.
Acquasantiera nella Cappella della tomba Brion. Anche qui torna il simbolismo di Carlo Scarpa legato ai due anelli che si intersecano.

Se pensate di visitare il monumento in autonomia ecco gli orari di apertura della Tomba Brion:

Tutti i giorni:

dalle 8,00 alle 17,30 (inverno)

dalle 8,00 alle 20,00 (estate)

Se invece vi serve una guida, non esitate a contattarmi. A pochi chilometri di distanza si trova un’altra opera architettonica degna di nota: villa Barbaro di Andrea Palladio.

Tra l’altro, Scarpa dichiarò in un’intervista di essere stato letteralmente fulminato dall’architettura palladiana quando, da piccolo, era solito giocare a biglie tra i portici di palazzo Chiericati a Vicenza. Ecco cosa ha dichiarato in un’intervista RAI:

L’architettura mi ha appassionato fin da ragazzo. Quando abitavo a Vicenza, avevo 6 o 7 anni, mi ricordo che giocavo a palline fra le basi attiche di palazzo Chiericati. Penso di esserne stato colpito fin da ragazzo. Mi piacevano molto le colonne, le basi, camminare fra gli archi.

Questa dichiarazione apre interessanti relazioni, tutte da indagare, tra due dei più grandi architetti italiani di tutti i tempi. 🙂

Voi che ne dite? Avete colto delle relazioni tra l’architettura palladiana e quella scarpiana? Scrivetemelo nei commenti qui sotto….

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