PESTE E ARCHITETTURA: QUANDO LE EPIDEMIE CREANO CAPOLAVORI

Papa Francesco durante la celebrazione del 27.03.2020

Papa Francesco durante la celebrazione del 27.03.2020

Quasi mai l’uomo si rende conto di compiere la storia.

E’ una consapevolezza che arriva con il tempo e con la giusta distanza.

Eppure, il 27 marzo 2020 viene ricordato fin da subito come un giorno segnante, in cui si è visto papa Francesco salire lentamente sotto la pioggia le scale di S. Pietro in una piazza colma di un vuoto surreale.

Penso che questa immagine abbia colpito un po’ tutti: credenti, atei, agnostici o altro.

E’ chiaro che, per i credenti, la fede ha sempre rivestito una fonte di consolazione e speranza nei momenti bui della storia, quando l’uomo sente che da solo non ce la può fare e cerca aiuto nel trascendente.

L’Italia è piena di ex voto dedicati alla liberazione delle nostre città dall’incubo delle epidemie. Io ho scelto tre opere in Veneto nate dalla mescolanza di tre ingredienti principali: peste, fede e architettura.

Pronti? Via!

Basilica di Monte Berico a Vicenza

Basilica di Monte Berico (VI)

Basilica di Monte Berico (VI)

Essendo vicentina, non potevo certo tralasciare la nostra Basilica di Monte Berico, costruita in seguito a due apparizioni della Madonna tra 1426 e 1428.

Nella prima metà del XV secolo, la nostra città fu flagellata dalla peste per più di venti anni decimando l’intera popolazione.

A niente erano valse le misure religiose prese fino a quel momento per arginare il fenomeno: si celebrarono funzioni nella chiesa di S. Maria in Foro, si invocò S. Rocco, ma il contagio non si arrestò.

Finché, il 07 marzo 1426, accadde l’impensabile.

Ritratto di Vincenza Pasini

Ritratto di Vincenza Pasini

 

Quel giorno una vecchietta chiamata Vincenza Pasini saliva la collina berica per portare il pranzo al marito che lavorava in una vigna. Sulla sommità del colle non c’era niente di tutto quello che vediamo oggi, solo una croce di olivo ai piedi della quale la donna era solita raccogliersi in preghiera.

Proprio in quel momento, secondo la tradizione, le apparve Maria sfolgorante di luce. La donna cadde a terra spaventata, ma la Madonna le disse:

“Non temere, o Vicenza, io sono Maria, la madre di Gesù morto in croce per la salvezza del genere umano. Vai a dire ai vicentini che io voglio in questo luogo una chiesa consacrata al mio nome: solo allora saranno liberati dal flagello che li percuote”.

La povera donna ebbe il coraggio di ribattere:

“E se nessuno mi crederà?”

Se non obbediranno la peste non cesserà. Dirai inoltre che chiunque visiterà questa chiesa nelle feste a me dedicate e la prima domenica di ogni mese, riceverà grazie abbondanti e la benedizione dalla mia mano materna”

Naturalmente nessuno credette alle parole della donna e la peste proseguì per altri due anni. Poi, il 02 agosto 1428, ecco la seconda apparizione, sempre a Vincenza.

La Madonna, oltre a ripetere l’invito, questa volta prese un ramo d’olivo e tracciò a terra il perimetro della chiesa nel punto esatto in cui avrebbe dovuto essere costruita. Vista la gravità della situazione, il vescovo ed il podestà autorizzarono i lavori e la prima pietra fu posata il 25 agosto 1428. L’epidemia iniziò a scemare mano a mano che l’edificio prendeva forma e quando venne ultimato, tre mesi dopo, la peste scomparve completamente.

Nel corso dei secoli la fama della Madonna di Monte Berico crebbe a dismisura, tanto che fu necessario aggiungere un nuovo edificio barocco alla preesistente chiesetta con il risultato che oggi lo spazio pensato per la prima chiesa funge da altare maggiore dell’intero edificio.

Per i vicentini la basilica di Monte

Dettaglio della "Cena di S. Gregorio Magno" di Paolo Veronese

Dettaglio della “Cena di S. Gregorio Magno” di Paolo Veronese

Berico rappresenta ancora oggi un importante luogo di devozione, ma è anche uno scrigno ricco di tesori artistici: dalla Pietà di Bartolomeo Montagna alla tela di Paolo Veronese conservata nel refettorio senza tralasciare il grazioso chiostro e il poco noto museo degli ex voto.

Vuoi saperne di più su Monte Berico?

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La Chiesa del Redentore a Venezia

Basilica del Redentore (VE). Photo dal web

Basilica del Redentore (VE). Photo dal web

Dopo poco più di un secolo, ecco che un nuovo flagello si abbatté sul nostro territorio. La peste ritornò, questa volta risparmiò in buona parte Vicenza, ma colpì molto duramente Venezia.

Il Senato veneto tardò a dichiarare lo stato di emergenza perché tratto in inganno dall’errata diagnosi dei medici padovani Mercuriale e Capodivacca, che avevano scambiato la peste per una comune febbre dovuta a malnutrizione del popolo.

Quando cominciarono a morire anche i membri del Senato e venne cambiata la diagnosi, la situazione era ormai fuori controllo. La Serenissima fu accusata di avere sottovalutato il diffondersi dell’epidemia e il bilancio sarà tragico: un terzo degli abitanti della città lagunare, circa 50.000 persone, perse la vita nell’epidemia.

Dopo aver inutilmente decimato i piccioni della città (si credeva che il morbo fosse dovuto a loro e non ai topi), nel maggio del 1576 il Senato veneto pronunciò un voto a favore del Redentore affinché la città fosse liberata dalla pestilenza.

Il progetto, affidato ad Andrea Palladio, riveste un’importanza particolare: si tratta infatti dell’unico incarico commissionato dalla Serenissima all’architetto. La struttura portante della chiesa fu eretta in pochi mesi, ma per la sua consacrazione si dovrà attendere il 1592, quando Palladio era già morto da dodici anni e l’incarico venne portato a termine da Antonio da Ponte, lo stesso progettista del ponte di Rialto.

Ad ogni modo, già il 20 luglio 1577 la peste fu dichiarata sconfitta con una solenne processione che si snodò dal cuore della città fino alla nuova basilica tramite un ponte di barche costruito per l’occasione. Una tradizione che continua ancora oggi quando, il terzo weekend di luglio, si tiene la Festa del Redentore, una delle più attese dell’anno.

La chiesa al suo interno si presenta volutamente spoglia per aderire all’ideologia dei padri cappuccini, fruitori dell’edificio e aderenti alla regola dei francescani.

La cappella Valmarana di Andrea Palladio nella chiesa di S. Corona (VI)

La cappella Valmarana di Andrea Palladio nella chiesa di S. Corona (VI)

Una curiosità: la struttura degli altari richiama la cappella Valmarana progettata sempre da Palladio negli stessi anni e oggi visitabile presso la chiesa di S. Corona a Vicenza.

Basilica di S. Maria della Salute

Basilica della Madonna della Salute (VE). Photo dal web

Basilica della Madonna della Salute (VE). Photo dal web

Ci spostiamo alla metà del XVIII secolo per un’altra storica pestilenza: quella del 1630-31 di cui ci parla Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi.

Anche questa volta, come nella pestilenza del 1576, il contagio arrivò dalla Lombardia e il 22 ottobre 1630 il patriarca Giovanni Tiepolo affidò la città di Venezia alla Madonna della Salute impegnandosi a costruire una chiesa e a ricordare la benevolenza divina ogni anno con una santa processione. La peste provocò 80.000 morti a Venezia, tra i quali lo stesso patriarca e il doge.

Il progetto fu affidato a Baldassarre Longhena, che progettò la basilica immaginando una corona da dedicare alla Vergine.

Il 21 novembre di ogni anno, giorno della presentazione di Maria al tempio, i veneziani ricordano ancora oggi la fine della pestilenza con una processione da S. Marco a Punta della Dogana grazie ad un ponte galleggiante collocato per l’occasione.

Recentemente, il 01 marzo 2020, nel pieno dell’emergenza COVID19, il patriarca di Venezia ha affidato ancora una volta Venezia e il territorio veneto all’intercessione della Vergine celebrando una funzione nella Basilica della Salute.

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