GLI AMICI DI ANDREA PALLADIO

Ritratto di Andrea Palladio conservato presso villa Valmarana "ai nani" di Vicenza

Ritratto di Andrea Palladio conservato presso villa Valmarana “ai nani” di Vicenza. (Photo dal web)

Cosa sappiamo della vita privata di Andrea Palladio? Purtroppo molto poco.

A partire dal secolo scorso, Palladio è diventato uno degli architetti più studiati in ogni angolo del mondo. Conosciamo molto delle sue opere, ma quasi nulla della sua quotidianità.

Dopo l’infanzia trascorsa a Padova, all’età di 16 anni arriva con il padre Pietro a Vicenza, già orfano di madre, e viene accolto a lavorare nella bottega di tagliapietra più prestigiosa della città: quella dei Maestri da Pedemuro, con sede nei pressi del convento di S. Biagio.

Da quel momento inizia a tessere la sua rete di conoscenze e amicizie. La bottega era tra le più in vista della zona ed era facile incontrare persone importanti ed ambiziose, nobili o ricchi mercanti desiderosi di realizzare sontuose dimore.

CASA BELLI

Casa di Valerio Belli in corso Palladio a Vicenza

Casa di Valerio Belli in corso Palladio a Vicenza

Come si sa, Andrea di Pietro della Gondola non era figlio d’arte, ma proveniva da una famiglia modesta. Eppure ad un certo punto viene nominato anche nei documenti ufficiali come Andrea Palladio, quel soprannome che gli avrebbe portato un’enorme fortuna.

Recentemente è stato trovato un atto rogato il 16 giugno 1539 davanti ad un notaio in cui Palladio figura come testimone a favore di Valerio Belli, definito da Giorgio Vasari il principe degli incisori vicentini.

Andrea era molto amico di Elio, figlio dell’artista, tanto amico da ricoprire questo ruolo di fiducia in un affare di famiglia molto delicato. Valerio Belli, infatti, si impegnava a saldare un debito di 200 ducati contratto dal nipote Ventura nei confronti di un mercante veneziano.

"Lavanda dei piedi" incisa da Valerio Belli su cristallo di rocca. Museo Civico di Palazzo Chiericati, Vicenza

“Lavanda dei piedi” incisa da Valerio Belli su cristallo di rocca. Museo Civico di Palazzo Chiericati, Vicenza (Photo dal web)

Elio Belli viveva con il padre vicino alla chiesa di S. Faustino, in un palazzo ereditato dallo zio Gerardo.

Palladio entra in contatto con la famiglia probabilmente tramite Giangiorgio Trissino, con il quale Valerio Belli condivideva illustri amicizie a livello nazionale: Michelangelo, Raffaello e Pietro Bembo, grazie al quale l’incisore vicentino realizza per papa Leone X autentici capolavori ancora oggi conservati presso il Tesoro della Basilica Vaticana.

Non solo.

Valerio diventa addirittura coniatore della zecca pontificia e massimo esperto di numismatica e medaglie antiche. La sua fama va di pari passo con la ricchezza, dal momento che l’incisore vicentino condivide con Raffaello il primato di artista più richiesto e pagato d’Italia.

Quando si ritira a Vicenza, il suo palazzo diventa un vero e proprio museo ricco di medaglie, monete, gessi, disegni, ritratti e oggetti antichi che riempiono gli occhi del giovane Palladio. E proprio qui, nella casa-museo dei Belli, Andrea avrebbe affinato il suo gusto per il classico e l’amore per l’architettura sotto l’occhio vigile di Giangiorgio Trissino.

Elio Belli non seguirà le orme del padre. Non diventerà mai un artista ma un apprezzato medico e scienziato che ritroviamo tra i 21 padri fondatori dell’Accademia Olimpica: la prestigiosa società vicentina di cui anche Palladio farà parte e che gli permetterà di realizzare il suo ultimo capolavoro: il Teatro Olimpico.

Vuoi saperne di più sul Teatro Olimpico? Leggi i link correlati:

Il Teatro Olimpico di Vicenza: lo spettacolo inaugurale

 

Quanti anni ha il legno del Teatro Olimpico?La verità svelata dalla scienza

PIETRO COGOLLO, L’AMICO NOTAIO

Casa Cogollo detta del Palladio. Photo dal web

Casa Cogollo detta del Palladio. Photo dal web

A pochi passi dalla casa dei Belli, ecco la cosiddetta Casa Palladio, per secoli ritenuta l’abitazione dell’architetto.

Si tratta in realtà di un clamoroso falso storico, ma è vero che Palladio mette mano al progetto perché chiamato da Pietro Cogollo, l’amico notaio che si impegna a restaurare il modesto palazzetto contribuendo così al decoro della città in cambio della cittadinanza vicentina offertagli dal comune.

Ma i rapporti tra i due non si limitano a quelli tra architetto e committente. Orazio, uno dei figli di Andrea, è studente di giurisprudenza all’università di Padova e fa pratica proprio nello studio di Cogollo.

E sarà sempre l’amico Pietro a consigliare Andrea quando lo scapestrato Leonida, primogenito di Palladio, ucciderà un uomo e avrà seri problemi con la giustizia.

Ma Palladio aveva altri amici? Certo, alcuni dei quali diventeranno anche suoi committenti e lo aiuteranno nei momenti di difficoltà, come un vero amico dovrebbe fare.

Perché i palazzi vicentini nascondono molte storie oggi dimenticate che meritano di essere riscoperte. Le pietre parlano, basta mettersi in ascolto e saper ascoltare.

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