Il forte Campolongo e la Grande Guerra

 

Il forte Campolongo, altopiano di Asiago
Il forte Campolongo, altopiano di Asiago

Tra tutti gli itinerari sulla Grande Guerra che si possono proporre sull’altopiano di Asiago, il forte Campolongo rappresenta uno dei miei luoghi del cuore.

Perché? 

Per cominciare si trova a 1720 metri di quota, posizione dalla quale si può godere di una vista mozzafiato sulla Val d’Astico. Inoltre, dopo un recente restauro, è diventato uno dei forti meglio conservati dell’altopiano di Asiago e offre molti spunti per parlare dei primissimi mesi dell’Italia nella Grande Guerra.

Gemello del forte Verena, il famoso “Dominatore degli altipiani” tanto citato nella memorialistica della prima guerra mondiale, il Campolongo faceva parte della cintura dei forti realizzata dall’Italia nei primissimi anni del XX secolo per contrastare le opere corazzate austro-ungariche.

Si tratta quindi, di opere costruite molti anni prima dello scoppio della prima guerra mondiale.

Sorpresi? Non ve l’aspettavate?

A tutto c’è una spiegazione, continuate a leggere e scoprirete cosa si nasconde dietro la costruzione dei nostri forti. 🙂

La difesa dei confini

Segnaletica
Segnaletica

Fin dal 1866, anno in cui il Veneto fu annesso al Regno d’Italia, si impose il problema di difendere i confini tra il neonato stato italiano e l’Impero Austro-Ungarico.

La cosa non era semplicissima, dal momento che la conformazione geografica del nostro paese costituiva una sorta di scivolo naturale per la calata di eventuali nemici da nord attraverso il cosiddetto saliente trentino, ovvero la zona compresa grossomodo tra il passo del Brennero e i monti Lessini.

E’ pur vero che dal 1882 l’Italia era unita a Germania e Austria-Ungheria nella Triplice Alleanza, ma sembra che questo legame non convincesse particolarmente né italiani né austriaci.

Le cose precipitarono a partire dal 1907 quando Franz Conrad, il nuovo Capo di Stato Maggiore austro-ungarico, non fece mistero della sua antipatia nei confronti dell’Italia, tanto da avviare i lavori per una nuova cinta fortificata degli altopiani di Folgaria, Lavarone e Vezzena da dove far partire le truppe per un eventuale attacco contro l’Italia.

Mancavano ben sette anni all’attentato di Sarajevo, eppure la situazione era già esplosiva.

Del resto è interessante notare che anche l’Italia si mobilitò fin dagli anni ‘80 del XIX secolo per rendersi autosufficiente nelle forniture militari. E’ di quest’epoca la creazione della Società Italiana Acciaierie e Fonderie a Terni seguita a ruota dall’apertura della ditta inglese Armstrong a Pozzuoli e dello stabilimento Schwarzkopf a Venezia per la realizzazione di siluri. Vennero inoltre potenziati i cantieri navali di Genova e Livorno.

Insomma, si può dire che l’economia italiana stava andando senza troppe esitazioni verso l’industria pesante.

I forti italiani nella Grande Guerra

Il forte Campolongo dopo una copiosa nevicata
Il forte Campolongo dopo una copiosa nevicata

Ma veniamo al nostro forte.

Il Campolongo si configura come una batteria corazzata, ovvero una fortificazione in calcestruzzo ispirata al modello Rocchi, cioè il generale italiano che aveva messo a punto questo tipo di struttura.

E’ importante tenere presente una cosa: l’architettura militare va di pari passo con l’evoluzione dell’artiglieria e in questo senso i nostri forti nascono già vecchi e superati. L’errore di fondo sta nel fatto che il modello Rocchi era pensato per resistere ai medi calibri (149mm) e, con un po’ di fortuna, anche ai 280mm, ritenuti all’epoca i pezzi più grossi trasportabili in montagna.

Ma nel 1912 gli asburgici commissionarono alla Skoda i mortai da 305mm e alla Daimler- Benz la fornitura di trattori per il loro trasporto. 

I lavori al forte Campolongo erano iniziati da tre anni, ma si stavano perdendo tempo e risorse per realizzare qualcosa destinato ad avere vita molto breve.

E puntualmente, le cose andarono piuttosto male.

L’entrata in guerra dell’Italia venne sancita con un colpo di cannone sparato dal forte Verena alle ore 4am del 24 maggio 1915 contro il forte Luserna. Quel giorno seguirono altre 68 granate.

Da parte sua, nella notte tra il 25 e il 26 maggio 1915 il Campolongo sparò 280 colpi, ma i pezzi da 149mm non danneggiarono i forti austriaci.

Targa che ricorda i 4 artiglieri morti al forte Campolongo
Targa che ricorda i 4 artiglieri morti al forte Campolongo

La prima vera tragedia si consumò il 30 maggio 1915, quando un cannone da 149mm scoppiò accidentalmente provocando la morte di due artiglieri: Sebastiano Marchesin e Pietro Saggin.

Poco dopo, il 09 giugno 1915, il forte venne colpito da una granata che provocò la morte di altri due artiglieri (Alessandro Catelan e Desiderio Pamato) e gravi danni a tutta la struttura.

Dopo appena tre giorni, il 12 giugno 1915, il forte Verena verrà distrutto da un pezzo da 305mm sparato da Vezzena.

Si trattò del primo evento luttuoso per i vicentini, che stavano combattendo una guerra mondiale tra le montagne di casa. I morti furono 44 e, dopo questa tragedia, i due forti gemelli vennero disarmati e abbandonati.

E’ triste constatare che la loro breve vita si limiti a poche settimane di guerra, cosa che conferma il fatto che fossero totalmente inadatti a contrastare le artiglierie nemiche.

La guerra dei forti si esaurì quindi in pochi giorni per lasciare il posto alla logorante vita in trincea.

Il forte Campolongo oggi

Galleria di accesso al forte Campolongo
Galleria di accesso al forte Campolongo

In epoca di pace, il forte Campolongo costituisce una facile meta raggiungibile a piedi, in mountain bike o con le ciaspole.

La sua struttura può essere letta facilmente e offre la possibilità di parlare della vita dei soldati al fronte: cosa mangiavano, come trascorrevano le giornate, cosa avevano nelle loro tasche per far fronte a piccole grandi necessità.

E proprio in questo luogo martoriato dai bombardamenti, a cento anni di distanza dall’inizio della prima guerra mondiale, mi è capitato di assistere ad una scena commovente.

Era estate. Due ciclisti, un italiano e un tedesco, conosciutisi sul posto, si mettono a conversare. Da cosa nasce cosa e, poco dopo, me li ritrovo seduti tra le cupole del forte a bere una birra ammirando estasiati il panorama e forse, chissà, riflettendo sull’inutilità della guerra.

Conoscevate già la storia del forte Campolongo? Se volete saperne di più, potete programmare fin da ora una visita fin lassù per rivivere le vicende della Grande Guerra. 

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