CHI HA SCOPERTO L’AMERICA? I FRATELLI ZEN NEL 1390

Cristoforo Colombo, foto dal web
Cristoforo Colombo, foto dal web

Una delle poche certezze degli uomini del mondo occidentale, anche per chi non ha mai amato la storia sui banchi di scuola, è che il 12 ottobre 1492 le sorti dell’umanità cambiarono grazie ad una scoperta epocale: il genovese Cristoforo Colombo scoprì l’America, più precisamente approdò in un’isola delle Bahamas che gli indigeni chiamavano Guanahanì e lui ribattezzò San Salvador.

La data fu talmente significativa, da essere assunta dagli storici come spartiacque simbolico tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’Età Moderna e da diventare festa nazionale in Spagna, dal momento che l’ambiziosa impresa di Colombo fu finanziata dalla corona spagnola nelle vesti di Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia.

A scuola ci hanno sempre insegnato un’altra cosa: che Cristoforo Colombo non si rese conto immediatamente di aver scoperto un nuovo continente, dal momento che pensava semplicemente di essere sbarcato in Asia navigando verso ovest.

Il punto è proprio questo.

Amerigo Vespucci, foto dal web
Amerigo Vespucci, foto dal web

Se non fosse stato per Amerigo Vespucci, Colombo sarebbe passato alla storia per aver individuato una nuova via per le Indie e non per aver scoperto un nuovo continente.

Fu il noto esploratore e cartografo fiorentino, infatti, ad intuire per primo come stessero veramente le cose, ovvero che la Terra era più grande dei calcoli realizzati da Colombo e che l’America si trovava giusto in mezzo tra il Vecchio Continente e l’Asia prendendo la rotta verso ovest.

Come riconoscimento tangibile della sua intuizione, il Nuovo Continente fu chiamato America proprio ispirandosi al nome di battesimo di Vespucci, ovvero Amerigo.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: e se qualcun altro europeo prima di Cristoforo Colombo avesse sbattuto contro il continente americano senza rendersene conto?

Sembra incredibile e poco probabile, specialmente considerando le imbarcazioni del XIV secolo non adatte a solcare gli oceani, eppure pare che sia successo proprio questo e che gli autori inconsapevoli della scoperta siano due fratelli veneziani: Nicolò e Antonio Zen.

La storia vi incuriosisce? Allora prendetevi qualche minuto e leggete per intero questo articolo. 🙂

L’INCREDIBILE IMPRESA DEI FRATELLI ZEN

La lapide posta su palazzo Zen a Cannaregio (VE) ricorda l'impresa dei fratelli Nicolò e Antonio
La lapide posta su palazzo Zen a Cannaregio (VE) ricorda l’impresa dei fratelli Nicolò e Antonio

Nel 1381 si era appena conclusa la quarta guerra tra Venezia e Genova volta al controllo dei traffici commerciali nel Mediterraneo. La Serenissima vinse, ma uscì letteralmente stremata dal conflitto e stentava a riprendere il controllo delle attività mercantili statali.

Messer Nicolò Zen non era più disposto ad aspettare che la Repubblica fosse pronta a rimettere in mare le sue galee, e così decise di partire con una propria imbarcazione per allacciare nuove relazioni commerciali con i paesi del nord, all’epoca in costante crescita.

Purtroppo le barche veneziane non erano adatte ad un mare così impetuoso, e così Zen venne sospinto fuori rotta e fece naufragio nei pressi delle isole Faer Øer, oggi territorio danese.

Qui il nostro esploratore conobbe il leggendario Henry Sinclair, conte delle Orcadi, e intrattenne con lui delle proficue conversazioni in… latino, lingua conosciuta molto bene da entrambi.

Nicolò continuò il suo viaggio di esplorazione arrivando fino alla Groenlandia e all’Islanda per poi fare ritorno alle Orcadi e a Venezia.

Durante la sua permanenza nei mari del nord, Nicolò viene raggiunto dal fratello Antonio ed entrambi si misero al servizio di Sinclair, che li pose a capo di una piccola flotta con lo scopo di riscuotere le tasse tra le isole del Regno.

Dopo una decina d’anni, i due fratelli decisero di imbarcarsi in una nuova impresa: andare alla scoperta di una misteriosa terra tanto nominata dai pescatori naufraghi che avevano conosciuto nella rotta tra la Groenlandia e la Norvegia.

E qui viene il bello.

A fine Trecento, Antonio Zen e Henry Sinclair attraversarono l’Oceano Atlantico e arrivarono a Terranova, in nord America, dove però furono respinti dagli indigeni.

Dobbiamo tenere a mente una cosa importante: i nostri esploratori non si erano resi conto di aver cambiato continente, per loro le rotte commerciali del nord erano una successione di terra e acqua senza soluzione di continuità.

Sembra comunque assodato che dalla Groenlandia si passasse di frequente in nord America per approvvigionarsi di legna necessaria a costruire case e imbarcazioni, dal momento che in Groenlandia non c’erano alberi. In ogni caso, nessun europeo riuscì mai a fondare una colonia.

Dopo molti anni trascorsi al Nord, Antonio decise che fosse tempo di tornare a Venezia, ma purtroppo non vide mai più la sua città perché morì durante la navigazione.

NICOLO’ IL GIOVANE

Tutta questa storia è nota grazie a un libricino pubblicato a Venezia nel 1558 da Nicolò il Giovane, pronipote dei fratelli Zen, che per secoli è stato considerato il testo chiave per realizzare viaggi nell’Atlantico settentrionale.

Ma allora, perché ad un certo punto si perde completamente memoria dei fratelli Zen?

Tutta colpa di un ammiraglio danese, Zarthmann.

Egli nel 1830 dichiarò che Nicolò il Giovane era il più grande bugiardo della storia e che i suoi presunti antenati navigatori non erano mai esistiti. Nonostante le su affermazioni siano state smentite da una serie di prove documentali, questa macchia rimase indelebile e fece cadere un velo di oblio su tutta la vicenda dei fratelli navigatori.

Si tratta comunque di una storia da riscoprire perché pregna di paesaggi esotici, di profumi di merce scambiata e, soprattutto, fa riflettere su come vengono scritte le pagine di storia.

Se vuoi approfondire la storia dei fratelli Zen, non puoi perderti il libro “Irresistibile Nord” di Andrea di Robilant.

Buona lettura!

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