COGNOMI VENETI: ORIGINE E SIGNIFICATO

 

Foto di Andreas Breitling da Pixabay

Foto di Andreas Breitling da Pixabay

Penso sia capitato a tutti noi, almeno una volta nella vita, di porsi qualche domanda sull’origine del proprio cognome o sul suo significato.

La questione potrebbe sembrare apparentemente superficiale, ma in realtà dietro ai cognomi si nasconde un pezzo di storia dei nostri antenati, quindi interrogarsi su di essi è come tentare di ricostruire l’origine della propria famiglia.

Premetto che questo articolo non ha la pretesa di essere esaustivo, ma offre solo qualche spunto di riflessione sull’origine di alcuni cognomi veneti e il loro rapporto con il territorio.

Oggi diamo per scontato che tutti gli individui abbiano nome e cognome, ma non è sempre stato così.

Quando nascono, dunque, i cognomi? E perché? 

Se l’argomento vi interessa, mettetevi comodi e continuate a leggere l’articolo. 🙂

STORIA DEI COGNOMI

Il nostro viaggio a ritroso nel tempo sulle tracce del cognome inizia nell’antica Roma.

A quel tempo, i neonati dovevano conquistarsi il diritto alla vita fin dal primo vagito.

Appena venuto alla luce, infatti, il bambino veniva deposto per terra ai piedi del pater familias, il quale decideva se accettarlo nella propria gens oppure abbandonarlo. Nel primo caso il nascituro era preso in braccio dallo stesso capofamiglia, se invece fosse nato con qualche malformazione visibile o comunque non lo si considerasse abbastanza robusto da poter sopravvivere, veniva abbandonato.

Inutile dire che la madre non aveva voce in capitolo e doveva sottostare totalmente al volere del marito o del suocero.

Qualche tempo dopo la terribile selezione, nel dies lustricus, il bambino accettato nel clan veniva purificato con l’acqua e gli venivano imposti i suoi tre nomi:

  1. il Praenomen ossia il nome proprio;

  2. il Nomen della gens, ovvero della famiglia a cui apparteneva;

  3. il Cognomen, che inizialmente indicava una caratteristica fisica.

Caio Giulio Cesare, Musei Vaticani

Caio Giulio Cesare, Musei Vaticani

Prendiamo a titolo di esempio un personaggio famosissimo, l’imperatore Giulio Cesare. Nel suo nome completo, ovvero Caio Iulius Caesar, osserviamo che Caio è il nome proprio o praenomen, Iulius indica la gens, quindi “appartenente alla gens Iulia” e Caesar è il soprannome, che probabilmente significa “colui che ha molti capelli”.

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 d. C. e l’inizio delle invasioni barbariche, l’uso del cognome decadde e si perse completamente per molti secoli, salvo poi ricomparire intorno all’XI secolo.

In questo periodo, infatti, si registrò un forte incremento demografico e, dal momento che i nomi erano molto pochi, si rischiava troppo spesso di confondere una persona con un’altra.

Ecco quindi ricomparire il cognome, associato a caratteristiche fisiche (Basso, Altissimo, Magrin…), al luogo di provenienza (Visentin, Padovan…) oppure al mestiere o professione che quella famiglia si era tramandata per generazioni.

Ma quali sono, in Veneto, i cognomi che si riferiscono ad un mestiere?

I più intuitivi sono:

  1. Muraro (= muratore);

  2. Cogo (=cuoco);

  3. Marangon o Marangoni (=falegname);

  4. Favaro (=fabbro);

  5. Barbieri o Barbierato (=barbiere, che poi spesso era anche un cerusico o chirurgo);

  6. Bottaro o Bottero (= fabbricante di botti). Vale la pena ricordare che uno degli ultimi mastri bottai ancora attivi in Italia abita proprio in provincia di Vicenza. Se vuoi saperne di più, leggi l’articolo correlato.

  1. Carraro (=costruttore o guidatore di carri)

  2. Fornasiero, Fornasier e simili (= indicava il mestiere di fornaio o il titolare di un forno)

  3. Munaro o Munaretto (=mugnaio)

  4. Pegoraro (pastore, pecoraio)

  5. Sartori (da sarto)

  6. Callegaro (= calzolaio)

A questo punto potrebbe sorgervi una curiosità: dove avevano bottega tutti questi artigiani a Vicenza? Come erano organizzate le attività commerciali?

GLI ANTICHI MESTIERI A VICENZA

Verso la fine del XVI secolo Vicenza visse un incremento demografico esponenziale, passando da circa 19.900 abitanti nel 1558 a 26.124 abitanti nel 1570.

Il cambiamento era nell’aria, la città si stava arricchendo di una nuova architettura e molti vicentini avevano imparato a trarre importanti benefici economici dal commercio della seta.

Torre dei Girone e Arco degli Zavatteri a Vicenza. Foto dal web

Torre dei Girone e Arco degli Zavatteri a Vicenza. Foto dal web

Una delibera emanata dal Consiglio dei Cento fin dal 14 aprile 1461 aveva stabilito che la vendita di alcune merci avvenisse esclusivamente nella zona del Peronio, corrispondente grossomodo all’area occupata dal palazzo della Ragione (non si chiamava ancora Basilica palladiana, ovviamente) e dalle piazze limitrofe.

Sappiamo con certezza che nel 1564 sotto al palazzo avevano bottega i calegari, poi alcuni drappieri, strazzaroli (rivenditori di indumenti usati), speziali o aromatari, orefici e venditori di formaggio.

Se vi chiamate Callegaro, l’etimologia del vostro cognome si fa risalire al latino caliga-ae, parola con la quale i romani indicavano le scarpe dei soldati. Chi portava questo epiteto, in sostanza, era un calzolaio.

Una curiosità: l’imperatore romano Caligola (letteralmente “piccola caliga”) era stato soprannominato in questo modo dai soldati del padre Germanico, generale molto amato dai suoi uomini, perché da piccolo gironzolava per l’accampamento militare indossando quelle piccole calzature.

Ma a Vicenza c’erano anche gli Zavatteri, cioè i fabbricanti di savate o zoccoli, che avevano sede sotto l’arco detto, appunto, degli Zavatteri, che collega ancora oggi la Basilica Palladiana con la torre del Girone in piazza delle Erbe.

Da questo mestiere deriverebbero i cognomi Zavatta, Zoppello e Zoppelletto.

E i Barbieri?

Nel medioevo operavano nell’attuale contrà Pedemuro S. Biagio e precisamente nel tratto che va da contrà Porti a piazza S. Biagio, denominato all’epoca contrà delle Stue.

Il nome, di origine antichissima, deriva dalla presenza di bagni sudatori molto in voga nel medioevo non solo per l’igiene personale ma anche per espellere, tramite il sudore, le sostanze considerate nocive per il nostro corpo.

Nelle Stue non si facevano solo bagni, ma anche massaggi. Inoltre, ci si recava in questi luoghi per interventi di piccola medicina affidati all’epoca ai barbieri- chirurghi.

Ma le Stue, per la promiscuità degli ambienti, ben presto assunsero la fama di luoghi di perdizione.

E i Sartori?

Il mestiere di sarto era molto diffuso ed era generalmente esercitato in famiglia. I sarti avevano addirittura una chiesetta dedicata al loro santo patrono: S. Omobon. La chiesa, oggi scomparsa, si trovava in contrà Do Rode di fronte all’imbocco di contrà Fransche del Gambero.

Dopo le soppressioni napoleoniche del 1806, l’edificio fu demolito e sostituito con abitazioni.

Naturalmente ci sono altri luoghi della città in cui avevano sede varie attività anche industriali, ma sarebbe veramente troppo lungo elencarli tutti ora.

Magari ne parliamo di persona quando si potrà tornare a visitare la nostra città. 😉

COGNOMI CURIOSI O DIVERTENTI

Non potevo tralasciare quei cognomi che si legano a caratteristiche personali e che oggi sono considerati “divertenti” da tutti, tranne da chi li porta. 🙂

Ecco tre esempi classici:

  1. Bevilacqua>>> sembra che il cognome sia nato per indicare una persona amante del vino che veniva esortata a bere, ogni tanto, anche acqua;

  2. Mezzalira >>> secondo alcuni ci si potrebbe riferire alla mezza lira veneta e quindi indicherebbe nel suo possessore una certa disponibilità di denaro.

  3. Pesavento >>> inserisco anche il mio cognome nella lista di quelli che suscitano ilarità. Non so quante volte, da piccola, mi hanno chiesto “Quanto pesa oggi il vento?!?”.

    In realtà Pesavento deriverebbe dal cimbro “Wiesewind” ovvero “campi sferzati dal vento” e indica in chi lo porta un amore sconfinato per gli spazi aperti e, in senso lato, per la libertà. Del resto, quasi sempre i cognomi che derivano da zone montane hanno uno stretto legame con la natura.

IL VERO COGNOME DI ANDREA PALLADIO
ritratto di Andrea Palladio

ritratto di Andrea Palladio

Potevo chiudere questo articolo senza parlarvi di Lui?

Oramai è cosa nota che Palladio è un epiteto conferito da Giangiorgio Trissino al nostro architetto.

Ma qual era il vero cognome di Andrea figlio di Pietro della Gondola?

Secondo recenti studi del prof. Giovanni Zaupa, ricercatore e storico vicentino, è molto probabile che la famiglia di Pietro fosse originaria di Lumignano, in provincia di Vicenza, dal momento che lo scultore Girolamo Pittoni, nato proprio a Lumignano, si considera “compaesano” di Andrea Palladio.

Non solo.

Il prof. Zaupa ha anche individuato il vero cognome di Pietro, che sarebbe “de Grigolo” poi trasformato in “Gregori” in quanto discendente di un certo Gregorio. Era abitudine comune, infatti, trasformare il nome di un antenato illustre in cognome per conferire un’identità alla famiglia.

Insomma, tanti sono gli spunti di riflessione che aprono nuovi scenari su uno degli architetti più imitati dell’età moderna.

Forse dovremmo abituarci a chiamarlo Andrea Gregori...Che ne dite?

16 Commenti. Nuovo commento

  • Molto interessante
    Cognomi sempre sentiti qui nel vicentino. Una ragazza, a scuola con me alle elementari. Si chiama Grigolato. Chissà se affinità
    Con il nostro Maestro.
    Speravo di trovare anche il mio, ma pazienza.

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    • Buongiorno Lorena, sembra che il cognome Ceola fosse in origine “ceòla”, cioè cipolla. Secondo alcuni storici, i cognomi legati che rimandano a frutta o verdura (ES: Finocchiaro, Meloni…) sarebbero di origine longobarda.

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  • Molto curiosa e interessante questa storia. Sono sempre molto affascinata quando scopro aneddoti nuovi. E per me è importante conoscerli, noi siamo storia! Io faccio Zorzan di cognome sarebbe simpatico sapere da dove è partito. Grazie

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    • Enerina, il cognome Zorzan rimanda ad un’antichissima e importante famiglia patrizia veneziana, che risalirebbe addirittura al VI secolo. In origine si chiamavano Giorgi, che in dialetto divenne Zorzan o Zordan. Erano originari della Moravia e diedero alla Serenissima un gran numero di provveditori, ambasciatori e generali. Insomma, un cognome di cui andare fiera! 🙂

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  • Molto interessante! Grazie

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  • Simara Zamprogna
    Maggio 21, 2021 3:43 pm

    Salve! Mi è piaciuto tantissimo il testo sui cognomi! Abito in Brasile e ho trovato il sito sull’ internet visto che sto facendo una ricerca per capire un cognome che ho trovato sulla copia integrale del libro di matrimonio e non riesco a capire se è proprio del Veneto oppure di un famiglia di qualche nazione vicina. Sembra qualcosa come ” Sacrovil ” o ” Sacroril ” poi è dificile precisare perché non si capisce bene la lettera. Era della madre della sposa nel Comune di Miane – Treviso nel 1873.

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  • Sempre esaustiva e originale nelle tue ricerche

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  • Buongiorno vorrei avere notizie sul mio cognome Meggiolaro, che dovrebbe derivare dalla “mejolara” in dialetto, ovvero il tavolo per la lavorazione dei salami, il cognome è originario di montecchio maggiore Vicenza.

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  • Rafael Meggiato
    Novembre 24, 2021 8:28 am

    Bravissimo, uavoro Egrefia Chiara Pesavento! Grassie da core 🙂
    Sto svolgendo una ricerca sul cognome Meggiato, lei conosce o possiede qualche informazzione sulla origine e significato di questo cognome Meggiato? Un abbraccio dalla Corea del Sud

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  • Buongiorno,
    Avete qualche informazione sul cognome Pesavento ?
    Grazie
    Tiziano

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    • Buongiorno Tiziano, una delle interpretazioni del cognome “Pesavento” ne riconduce l’origine ad una parola cimbra che significherebbe “praterie sferzate dal vento”.
      Rimanda ad un senso di libertà e simbiosi con la natura.

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  • Buongiorno Chiara,
    Sono molto grato per le informazioni sul cognome Zoppelletto. Sono un discendente di Domenico Zoppelletto e Anna Peretto de Vicenza giunti in Brasile nel 1890. Un folto gruppo proveniva da Vicenza, che si stabilì e fondò una comunità chiamata São Vicente, nella città di Cachoeiro do Itapemirim nello stato di Espírito Santo. Mi piacerebbe saperne di più sulla storia di Vicenza.
    Scusate per eventuali errori o parole inappropriate, ho usato il traduttore di Google.

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