I 4 evangelisti e i loro simboli

 

Come sono stati scelti i quattro simboli degli evangelisti?

Ho un ricordo piuttosto vivido del primo anno di catechismo di mio figlio. Un pomeriggio, qualche anno fa, torna a casa con un origami “Inferno e Paradiso” (chi non ci ha giocato da piccolo?!?) dove nei classici quattro settori comparivano le effigi dei quattro evangelisti e, sollevando l’aletta corrispondente, appariva il relativo simbolo. Dopo averci giocato mezza giornata, ecco che si blocca per far partire l’ennesima sparata: “Mamma, ma chi ha scelto i simboli degli evangelisti?”
Strano, questa volta era un’ottima domanda. Ho pensato che la risposta non fosse così scontata per tutti e così, quando l’altro giorno mi è tornato tra le mani il fatidico giochino, ormai ridotto a brandelli, ho deciso di scrivere questo articolo, magari a qualcuno può interessare.

I quattro evangelisti a Vicenza

Penso sia sempre importante avere presente visivamente quello di cui si sta parlando, quindi mi è venuto in mente che a Vicenza abbiamo una magnifica riproduzione dei quattro evangelisti nel portale della chiesa di S. Lorenzo. Lo ammetto, per vederli dobbiamo aguzzare un po’ la vista, ma ne varrà sicuramente la pena. Eccoli lì, scolpiti ai quattro angoli dell’ingresso principale, ognuno con il proprio simbolo: un uomo (o un angelo) per S. Matteo, un bue per S. Luca, un leone per S. Marco e un’aquila per S. Giovanni. Ma da dove derivano questi simboli e che significato hanno?

 

Le origini

Sembra che l’attribuzione di quattro esseri viventi agli evangelisti sia opera di un Padre della Chiesa: Sant’Ireneo, vissuto nel II secolo d.C.

Con l’intento di contrastare il diffondersi di vangeli apocrifi e di eresie che minacciavano la fede cattolica, il vescovo ribadì con decisione che i vangeli sono solo quattro, come i quattro esseri viventi dell’Apocalisse.

Più tardi San Girolamo, vissuto a cavallo tra il IV e il V secolo d.C., perfezionò l’interpretazione di San Ireneo fino ad associare la vita di Cristo ai quattro esseri viventi. In quest’ottica, la vita di Gesù è riassunta in quattro fasi: si è infatti incarnato in un uomo, ha sopportato la Passione come un bue (o vitello), è risorto sfidando la morte con la forza di un leone ed è asceso al cielo spiegando le proprie ali come un’aquila.

L’associazione dei simboli agli evangelisti

Arrivati a questo punto, è chiaro che manca un passaggio. Abbiamo capito che il mistero della vita di Cristo è stato riletto attraverso i quattro esseri viventi, ma come si arriva all’associazione di ognuno di loro ad un preciso evangelista?
Ancora una volta è San Girolamo a fornirci la chiave dell’enigma, trovando il modo di abbinare ogni evangelista ad un essere vivente seguendo il prologo dei rispettivi vangeli.

Matteo e l’uomo 

Matteo è quindi raffigurato come un uomo perché il suo vangelo inizia con la genealogia di Gesù e quindi ne racconta la sua storia umana e la prima parte della sua vita, dalla nascita al battesimo. (vedi Matteo 1,1- 3,17).

Marco e il leone

Il vangelo di Marco inizia invece presentando la figura di Giovanni il Battista, che predica nel deserto “rivestito di pelli di cammello con una cinghia di cuoio intorno ai fianchi e si nutriva di locuste e di miele selvatico” (Marco 1,7). Ha una personalità molto forte e la sua voce nel deserto di Giudea è come il ruggito di un leone.

 

Luca e il bue (o vitello)

L’incipit del vangelo di Luca inizia col presentarci Zaccaria, marito di Elisabetta, che sta porgendo un sacrificio (bue) a Dio. Scelto dalla sorte ad entrare nel santuario del Signore per bruciarne l’incenso, ha una visione che gli annuncia la prossima gravidanza della moglie e la nascita di un figlio, a cui avrebbe posto il nome di Giovanni (Luca 1,10).

Giovanni e l’aquila

Infine, Giovanni è rappresentato come un’aquila perché nel prologo del suo vangelo si parla del Verbo che è Dio e che spazza le tenebre per portare la luce, come l’aquila che vola in alto e fissa la luce del sole senza esserne accecata.

Tutto chiaro? Spero di sì.

Se così non fosse, lasciatemi pure un commento qui sotto, sono tutta orecchi!

 

 

 

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