IL COMPLESSO DELLE GROTTE DI OLIERO 

Grotte di Oliero a Valstagna (VI)

Grotte di Oliero a Valstagna (VI)

Per i vicentini rappresenta la classica gita fuori porta, eppure mi sono resa conto che in molti ancora non conoscono le Grotte di Oliero.

Tra l’altro, quasi nessuno sa che l’Oliero, con i suoi 300 metri di lunghezza, è considerato tra i fiumi più corti d’Europa. Tuttavia, le sue acque ricoprono una funzione molto importante, dal momento che sono utilizzate per alimentare l’acquedotto dell’altopiano di Asiago.

Ebbene sì, durante la notte la centrale di pompaggio di Oliero riesce a far arrivare l’acqua delle grotte fino a 1200 metri circa di altitudine, un dislivello notevole che la fa entrare nella rosa delle centrali più potenti d’Europa.

In realtà, tutta la zona che costeggia il fiume Brenta a nord di Bassano del Grappa, si presta a tantissime attività: dal kayak al rafting per i più sportivi, fino ad una tranquilla passeggiata lungo le rive del fiume, là dove i bassanesi eleggono la loro spiaggia nel periodo estivo con tanto di ombrelloni e occorrente per un bel pic-nic in compagnia.

Una visita alle Grotte di Oliero è adatta a grandi e piccini, dal momento che il biglietto unico offre la possibilità di visitare:

  • Il parco delle Grotte con i suoi sentieri di diversa difficoltà;
  • La cartiera Cappello- Remondini;
  • Il museo di Speleologia e Carsismo;
  • le Grotte scoperte da Alberto Parolini.

Ma andiamo con ordine e partiamo da una delle zone più affascinanti del complesso.

LA CARTIERA CAPPELLO- REMONDINI

Sezione di cartiera azionata da ruota idraulica. Museo della Carta all'interno delle Grotte di Oliero (VI)

Sezione di cartiera azionata da ruota idraulica. Museo della Carta all’interno delle Grotte di Oliero (VI)

Il piccolo ma curato museo della Carta è allestito nell’antica cartiera Cappello- Remondini, acquistata nel 1768 da Francesco Parolini, padre del noto botanico e naturalista Alberto.

Va detto che questa parte della Valsugana è stata per tutta l’età moderna la zona industriale di Bassano del Grappa con le sue numerose ruote da mulino che attivavano concerie, segherie, filatoi di seta e, naturalmente, cartiere.

Il nostro viaggio nella carta ha inizio in Cina migliaia di anni fa, dal momento che le tracce più antiche di carta sono state trovate in una tomba cinese del II secolo a.C. Come si sa, l’Oriente per secoli è stato custode di molti segreti, dalla produzione della carta a quella della seta.

Ecco come Marco Polo riporta testimonianza nel suo libro Il Milione del doppio utilizzo da parte dei cinesi dell’albero di gelso: da una parte le sue foglie erano cibo per i bachi da seta, dall’altra il legno era usato per produrre la carta.

Egli [il Grande Khane] fa prendere scorza d’un àlbore ch’ha nome gelso, è l’àlbore le cui foglie mangiano li vermi che fanno la seta, e cogliono la buccia sottile che è tra la buccia grossa e ‘l legno dentro e di quella buccia fa fare carte come di bambagia

Dal I secolo d.C. Il processo si rinnova affiancando alla corteccia di alberi la lavorazione di vecchi stracci o corde da pesca diventate inutilizzabili.

La comparsa della carta in Europa avviene intorno all’anno 1000 per opera degli arabi, che introducono questa lavorazione in Spagna e in Sicilia. Oramai la carta si consolida come supporto preferenziale per tramandare in forma scritta i pensieri dell’uomo.

Edifici industriali lungo l'Oliero. Photo dal web

Edifici industriali lungo l’Oliero. Photo dal web

Nel 1450, con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, viene dato nuovo impulso a tutto il settore e Venezia, grazie al tipografo Giovanni da Spira e al grande umanista Aldo Manuzio, diventa uno dei centri più importanti più importanti per la diffusione di libri.

Molti veneziani avevano interessi ad aprire nuove cartiere proprio nella zona di Valstagna, che si trovava in una posizione ideale da questo punto di vista: vicino ad un fiume dalle acque limpide e in zona pedemontana, soleggiata e secca, ideale per far asciugare i fogli di carta stesi.

LE FASI DI LAVORAZIONE DELLA CARTA

Vasca utilizzata per la macerazione degli stracci. Museo della Carta a Valstagna (VI)

Vasca utilizzata per la macerazione degli stracci. Museo della Carta a Valstagna (VI)

Una visita al Museo della Carta permette di comprendere l’incredibile processo di produzione della carta, rimasto pressoché immutato dall’età moderna fino al XIX secolo.

Ecco, per sommi capi, le fasi di lavorazione:

  • La materia prima per la produzione della carta derivava dagli stracci, quindi i cartai dipendevano in maniera importante dagli strazzaroli che, a dispetto del nome, nel corso dei secoli acquistarono sempre più potere economico;

  • Gli stracci erano innanzitutto puliti tramite il processo di liscivazione ottenuto con calce viva e acqua;

  • Si proseguiva introducendo nella lavorazione il carniccio, ovvero uno scarto dell’industria conciaria usato per rendere i fogli assorbenti all’inchiostro;

  • Gli stracci erano prima macerati in grandi vasche e poi sminuzzati fino ad essere ridotti in poltiglia;

  • l’impasto era poi inserito in uno stampo e i fogli passavano sotto una pressa per eliminare l’acqua residua;

  • non restava che appendere i fogli ad asciugare e lisciarli uno ad uno a mano per rendere la superficie uniforme.

I libri prodotti in terraferma veneta venivano poi venduti attraverso la Valsugana, che si presentava come via di comunicazione preferenziale tra la Repubblica di Venezia e l’impero asburgico.

LE GROTTE DI OLIERO

La visita prosegue con una camminata nel parco (vari i sentieri tra cui si può scegliere, a seconda della preparazione fisica) e il giro in barca all’interno della grotta scoperta da Alberto Parolini nel 1822.

Concrezioni all'interno delle Grotte di Oliero

Concrezioni all’interno delle Grotte di Oliero

Sentiero nel parco delle Grotte di Oliero (VI)

Sentiero nel parco delle Grotte di Oliero (VI)

 

Qui la temperatura è sempre costante, 12 gradi tutto l’anno, quindi in estate meglio portare una felpa e un K-way per proteggersi dalle gocce che cadono dalle stalattiti. All’interno della grotta si possono ammirare enormi concrezioni di stalattiti e stalagmiti, che si possono immortalare con la macchina fotografica a patto di non usare il flash.

Vi riporto qui di seguito il link al sito delle grotte per ulteriori informazioni riguardo gli orari di apertura e il prezzo dei biglietti:

https://www.grottedioliero.it/tariffe/

MASTRI CARTAI IN NATURA: L’IMPORTANZA DI VESPE E CALABRONI
Dettaglio di un enorme nido di vespa conservato all'interno del museo della Carta

Dettaglio di un enorme nido di vespa conservato all’interno del museo della Carta

Non so voi, ma io sono sempre stata attratta dalla perfetta geometria dei nidi di vespa, ma vi siete mai chiesti da dove gli industriosi insetti prendono la materia prima per costruire i loro capolavori?

Ebbene, alcuni tipi di vespe e calabroni asportano piccoli pezzi di legno da recinzioni o dai tronchi d’albero e lo masticano impastandolo con la loro saliva fino ad ottenere un composto molle e malleabile. Questo è depositato nel nido in costruzione e, seccandosi all’aria, dà vita alla struttura a celle che siamo abituati a vedere in natura. Non solo, l’amorevole Regina costruisce personalmente una sorta di coperta, sempre di carta, con la quale copre le larve per mantenere costante la loro temperatura corporea.

Api e vespe realizzano capolavori di ingegneria nei loro nidi

Api e vespe realizzano capolavori di ingegneria nei loro nidi

In questo modo il nido è una struttura che può essere ampliata in caso di necessità, basta masticare un altro po’ di legno e aggiungere nuove celle al complesso.

Dal mio punto di vista, l’enorme e raro alveare esposto al museo merita da solo una visita al complesso delle Grotte di Oliero, voi cosa ne dite?

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